Ho approfittato della rapida pausa pranzo per passare in libreria, proprio qui in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, per acquistarlo.
Viaggio in Italia di Roberto Napolitano.
Avevo letto diverse recensioni, tra cui queste http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-05-11/le-recensioni-viaggio-italia-roberto-napoletano-171434.shtml, e ho scelto di leggerlo, non so ancora quando, ma lo leggerò.
"Un Paese che soffre ma non si arrende"
"Abbiamo bisogno di uomini che smettano di nascondersi, dicano la verità e comincino a sporcarsi le mani".
Appena acquistato il libro leggo queste frasi, intorno al libro una fascetta di carta le riporta.
Questo libro, da quel che ho potuto leggiucchiare in recensioni e appena aperta la prima pagina, parla di Italia da parte di una persona che attraversandola la osserva.
I difetti e i limiti del Paese sono al centro di queste pagine, come la speranza che il Paese da questi difetti e limiti possa liberarsi, con una forte revisione di se stesso, con un forte cambiamento.
Italia è frenata dalla crisi e dell'Europa, è vero. Penso però che l'Italia sia frenata soprattutto da se stessa e dal suo modo di essere.
Un'Italia instabile, con governi instabili (5 compagini di ministri in pochi anni), come può pretendere di avere voce e forza in Europa (in Unione Europea)?
L'Euro come potrà essere a misura di Italia se l'Italia ha mille difetti e cammina a passi lentissimi per eliminarli?
Governi impotenti, con decreti legge e Parlamenti traballanti, come possono trovare soluzioni?
L'Italia, secondo me, avrebbe bisogno di cambiamenti enormi, per superare quegli ostacoli che le impediscono di ripartire, come corruzione, incertezza, burocrazia, tasse, complicazione delle norme, tropppi interessi politici nella finanza, nello sviluppo, nella giustizia, lunghezza estrema di quest'ultima, scarso investimento in PMI, poco coordinamento tra diversi attori pubblici che supportano le imprese, ritardo nei pagamenti da parte del grande creditore delle aziende che è lo Stato...
Bene... Leggerò molto volentieri questo libro appena mi sarà possibile.. Consiglio ovviamente di farlo a tutti voi, anche condividendo magari con me qualche vostro pensiero.
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lunedì 12 maggio 2014
lunedì 5 maggio 2014
EXPO 2015: Occasione di sviluppo non solo per Milano, ma per l’Italia
Manca meno di un anno e anche la Sicilia ha deciso di credere in Expo.
Articolo pubblicato da Javan24
http://www.javan24.it/News.asp?SelCat=49&Azione=Dettaglio&Id=4009)
Seguite e leggete >>> Javan24
La sera del 30 aprile è iniziato ufficialmente il countdown: meno 365 giorni ad Expo 2015.
Il conto alla rovescia è cominciato in diretta su Rai 1, con uno spettacolo presentato da Antonella Clerici, con la grande voce di Andrea Bocelli, diretta dal maestro Andrea Morricone e accompagnata dall’orchestra Rai, dalla piazza Gae Aulenti di Milano, circondata dai nuovi grattacieli luccicanti costruiti negli ultimi anni e gremita di gente.
Presenti all’evento il Commissario Unico per Expo Milano 2015, Giuseppe Sala, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Quest’ultimo ha sottolineato come, straordinariamente rispetto a quanto capita spesso in Italia, tutte le istituzioni siano impegnate per questo grande evento e stiano lavorando unite, nonostante siano guidate da esponenti di partiti diversi.
Maroni non ha esitato a sollecitare il Governo nel “fare quello che ha promesso di fare e non sta facendo”, riferendosi all’impegno di mettere nella società Expo 60 milioni per rilevare la quota della Provincia di Milano e all’impegno di organizzare il Cipe per deliberare la defiscalizzazione della Pedemontana, opera connessa ad Expo (considerata poco utile da una recente dichiarazione del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia).
L’Esposizione Universale durerà 6 mesi, dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 e sarà centrata sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, rappresentando un’occasione cruciale non solo per Milano, ma per l’intera Lombardia e per Paese, soltanto se saremo in grado di arrivarci superando le criticità e recuperando i ritardi, soprattutto a livello infrastrutturale.
Le stime sull’evento parlano di oltre 20 milioni di visitatori attesi, 12 milioni di Italiani e 8 milioni di stranieri, con oltre 140 nazioni rappresentate in un’area espositiva di circa 1 milione di metri quadrati, con oltre 60 padiglioni.
Il nostro Paese ha ospitato negli ultimi decenni diversi grandi eventi il cui impatto positivo su PIL e crescita è stato ridotto rispetto alle opportunità e alle aspettative: due Olimpiadi invernali, una Olimpiade estiva e un campionato mondiale di calcio. L’Expo attirerà circa il doppio delle persone attirate con queste manifestazioni. E’ quanto sottolineato da Massimo Russo nell’editoriale di Wired di aprile.
L’Expo potrà essere un volano per l’economia italiana solo se sarà in grado di risvegliare un senso di sistema, con la creazione di sinergie tra le diverse istituzioni e i diversi enti locali, per la promozione del Made in Italy, attraverso i prodotti alimentari fulcro della manifestazione ma anche attraverso la promozione della stessa Italia, del suo territorio, dei suoi luoghi.
Come affermato dallo stesso Giuseppe Sala, Commissario Unico per l’Expo, sempre in un’intervista su Wired, l’autonomia regionale in questo contesto non funziona. “L’Italia – afferma Sala – investe ogni anno 1 milione di euro in promozione turistica: ma 970 milioni arrivano dalle regioni e solo 30 dall’autorità centrale. Le iniziative dei singoli sono apprezzabilissime, ma dobbiamo costruire un sistema”.
L’Expo 2015, infatti, attirerà visitatori provenienti che percorreranno decine di migliaia di chilometri per raggiungerlo, provenienti per esempio da Asia, Paesi Arabi, Americhe, e sicuramente tali visitatori saranno incuriositi dal percorrere poche centinaia di chilometri per visitare non solo Milano e l’area espositiva ma il nostro Paese, per conoscerne la cultura, l’arte, l’enogastronomia, i luoghi.
Fondamentale sarà poi la promozione, verso tutti i visitatori di Expo e verso tutti gli spettatori, di un Sistema Italia, del Made in Italy, attirando curiosità verso il nostro Paese di cui il nostro turismo e la nostra economia possa beneficiare non solo nel 2015, ma soprattutto negli anni successivi.
La Regione Sicilia ha colto l’importanza di Expo 2015. Sarà lei - prima regione italiana partner ufficiale di Expo Milano 2015 - a guidare il Cluster Bio-Mediterraneo, isola espositiva (su uno spazio di oltre 7000 metri quadrati) che accomunerà 12 Paesi del bacino del Mediterraneo e che sarà dedicata al tema della biodiversità e alla Dieta Mediterranea.
Expo costituirà certamente un’occasione unica per presentare le eccellenze dell’agroalimentare e per promuovere il Brand Sicilia e in generale il Brand Italia.
Le sfide e le criticità da affrontare e su cui lavorare nei prossimi 12 mesi sono diverse, in primis le tematiche legate ai trasporti.
Sta all’Italia ora trovare il modo per trasformare Expo 2015 in un volano per la propria economia, per non perdere un’occasione rara, che si presenta una volta nella storia della nazione.
Articolo pubblicato da Javan24
http://www.javan24.it/News.asp?SelCat=49&Azione=Dettaglio&Id=4009)
Seguite e leggete >>> Javan24
La sera del 30 aprile è iniziato ufficialmente il countdown: meno 365 giorni ad Expo 2015.
Il conto alla rovescia è cominciato in diretta su Rai 1, con uno spettacolo presentato da Antonella Clerici, con la grande voce di Andrea Bocelli, diretta dal maestro Andrea Morricone e accompagnata dall’orchestra Rai, dalla piazza Gae Aulenti di Milano, circondata dai nuovi grattacieli luccicanti costruiti negli ultimi anni e gremita di gente.
Presenti all’evento il Commissario Unico per Expo Milano 2015, Giuseppe Sala, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Quest’ultimo ha sottolineato come, straordinariamente rispetto a quanto capita spesso in Italia, tutte le istituzioni siano impegnate per questo grande evento e stiano lavorando unite, nonostante siano guidate da esponenti di partiti diversi.
Maroni non ha esitato a sollecitare il Governo nel “fare quello che ha promesso di fare e non sta facendo”, riferendosi all’impegno di mettere nella società Expo 60 milioni per rilevare la quota della Provincia di Milano e all’impegno di organizzare il Cipe per deliberare la defiscalizzazione della Pedemontana, opera connessa ad Expo (considerata poco utile da una recente dichiarazione del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia).
L’Esposizione Universale durerà 6 mesi, dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 e sarà centrata sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, rappresentando un’occasione cruciale non solo per Milano, ma per l’intera Lombardia e per Paese, soltanto se saremo in grado di arrivarci superando le criticità e recuperando i ritardi, soprattutto a livello infrastrutturale.
Le stime sull’evento parlano di oltre 20 milioni di visitatori attesi, 12 milioni di Italiani e 8 milioni di stranieri, con oltre 140 nazioni rappresentate in un’area espositiva di circa 1 milione di metri quadrati, con oltre 60 padiglioni.
Il nostro Paese ha ospitato negli ultimi decenni diversi grandi eventi il cui impatto positivo su PIL e crescita è stato ridotto rispetto alle opportunità e alle aspettative: due Olimpiadi invernali, una Olimpiade estiva e un campionato mondiale di calcio. L’Expo attirerà circa il doppio delle persone attirate con queste manifestazioni. E’ quanto sottolineato da Massimo Russo nell’editoriale di Wired di aprile.
L’Expo potrà essere un volano per l’economia italiana solo se sarà in grado di risvegliare un senso di sistema, con la creazione di sinergie tra le diverse istituzioni e i diversi enti locali, per la promozione del Made in Italy, attraverso i prodotti alimentari fulcro della manifestazione ma anche attraverso la promozione della stessa Italia, del suo territorio, dei suoi luoghi.
Come affermato dallo stesso Giuseppe Sala, Commissario Unico per l’Expo, sempre in un’intervista su Wired, l’autonomia regionale in questo contesto non funziona. “L’Italia – afferma Sala – investe ogni anno 1 milione di euro in promozione turistica: ma 970 milioni arrivano dalle regioni e solo 30 dall’autorità centrale. Le iniziative dei singoli sono apprezzabilissime, ma dobbiamo costruire un sistema”.
L’Expo 2015, infatti, attirerà visitatori provenienti che percorreranno decine di migliaia di chilometri per raggiungerlo, provenienti per esempio da Asia, Paesi Arabi, Americhe, e sicuramente tali visitatori saranno incuriositi dal percorrere poche centinaia di chilometri per visitare non solo Milano e l’area espositiva ma il nostro Paese, per conoscerne la cultura, l’arte, l’enogastronomia, i luoghi.
Fondamentale sarà poi la promozione, verso tutti i visitatori di Expo e verso tutti gli spettatori, di un Sistema Italia, del Made in Italy, attirando curiosità verso il nostro Paese di cui il nostro turismo e la nostra economia possa beneficiare non solo nel 2015, ma soprattutto negli anni successivi.
La Regione Sicilia ha colto l’importanza di Expo 2015. Sarà lei - prima regione italiana partner ufficiale di Expo Milano 2015 - a guidare il Cluster Bio-Mediterraneo, isola espositiva (su uno spazio di oltre 7000 metri quadrati) che accomunerà 12 Paesi del bacino del Mediterraneo e che sarà dedicata al tema della biodiversità e alla Dieta Mediterranea.
Expo costituirà certamente un’occasione unica per presentare le eccellenze dell’agroalimentare e per promuovere il Brand Sicilia e in generale il Brand Italia.
Le sfide e le criticità da affrontare e su cui lavorare nei prossimi 12 mesi sono diverse, in primis le tematiche legate ai trasporti.
Sta all’Italia ora trovare il modo per trasformare Expo 2015 in un volano per la propria economia, per non perdere un’occasione rara, che si presenta una volta nella storia della nazione.
venerdì 25 aprile 2014
25 aprile, festa di cosa?
Oggi, 25 aprile, era la Festa della Liberazione. Liberazione da un totalitarismo, che limitava libertà di idee, di pensieri, di parola, di vita...
Bene, queste foto le ho scattate oggi in Piazza Duomo, a Milano.
Era la festa della libertà d'Italia, giusto.. ma sventolavano bandiere di un solo colore, rosso, oltre a bandiere palestinesi, No-Tav, PD, CGIL...
Solo due parole...
La vera Festa della Liberazione (o meglio della Libertà) credo andrebbe festeggiata quando tutti saremo liberi di scendere in piazza, in un giorno come oggi, con le nostre idee e le nostre bandiere...
Quando nessuno si approprierà più di queste date per proprie manifestazioni, quando tutti potranno manifestare per la libertà...
L'Italia ha bisogno di rinascere e di staccarsi da tutto ciò che è vecchio, credo.
Il primo passo, credo, dovrebbe essere staccarsi da bandiere e muri ideologici e anacronistici...
La libertà è un valore enorme.... Spiace vedere che solo alcune bandiere sventolino nelle nostre piazza il 25 aprile...Buona festa Italiani! Buona festa Italia!
Oggi c'è chi parla di liberazione in tantissimi modi... ma la vera libertà, in effetti, non dovrebbe avere confini.. e invece c'è chi pensa di appropriarsene ponendosi al di sopra di chi la pensa diversamente..
Poi beh inni vergognosi quelli contro i Marò, ma non solo... gente urlava rabbia contro tutto, beh tutto visto da una certa parte perchè l'altra parte dell'Italia, che pure ama la libertà, in quella piazza non c'era.
Una domanda la pongo a partiti di destra e in particolare a Forza Italia: perchè non c'era nessuno a sfilare? Dove c'è scritto che le bandiere di Forza Italia o di destra qui non possono sventolare?
Libertà sarà solo quando tutti potremo scende in piazza con le nostre idee e pensieri, fino ad allora la Festa della Liberazione sarà solo anacronismo... In ricordo di chi ha lottato per la libertà in un Paese diviso da faziosità antiche e che lo rendono debole...
Avanti a chi ha voglia di futuro... perchè la liberazione sia dal vecchio, dal nero e dal rosso, verso il domani di un Paese che di certo, penso, non avrebbe bisogno di bandiere e ideologie ma di idee e fatti...mentre migliaia di imprese muoiono uccise da fisco, burocrazia e crisi, mentre migliaia di famiglie sono allo stremo, mentre milioni di giovani sono disorientati (non solo quelli che oggi "manifestavano" fumando e bevendo... ma soprattutto chi l'Italia e la sua libertà le ama davvero)..
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domenica 30 marzo 2014
Attirare investimenti o attirare speculazione svendendo: non è esattamente la stessa cosa
Questa sera scrivo un post mentre guardo la tv.
Sto seguendo #LaGabbia, talk di approfondimento politico in onda su La7 la domenica sera.
Ogni volta che seguo queste trasmissioni twitto molto, chi mi conosce e mi segue lo sa bene, ma a volte in 140 caratteri è molto difficile esprimere ciò che si pensa su questioni complesse ed è per questo che ho deciso di scrivere qualche parola in più.
In apertura di programma mi è piaciuto molto il referimento alla "Svendita" del nostro Paese e delle nostra aziende in atto. Da molti anni, a quanto pare, secondo quanto ho potuto capire, chi ci governa non ha avuto la capacità di rendere i nostri asset (imprese, risparmi, territorio) competitivi e appetibili.
La crisi finanziaria è arrivata nel 2007 partendo dalla crisi dei mutui subprime, nel mondo anglosassone, con un terremoto nel mondo bancario a livello internazionale.
Le banche italiane, molto più piccole, molto meno potenti, molto meno significanti dei grandi istituti internazionali si sono trovate travolte, dopo anni di speculazione folle (da parte delle grandi banche mondiali) in titoli poco trasparenti sotto i quali giacevano finanziamenti dati senza adeguate garanzie.
Bene, le banche, anche le nostre, hanno molti limiti. Al momento - proprio per limitare la posssibilità di nuove crisi finanziarie dovute alla poca trasparenza e alla troppa speculazione senza limiti - stanno affrontando enormi costi per adeguarsi alle sempre più stringenti normative internazionali, che impongono loro di accantonare più capitale (risparmiando) per diventare più solide, frenando quindi anche la loro capacità di usare quel capitale per investire (prestare... dare credito).
Le banche poi, credo, hanno il grosso limite, in Italia, di essere troppo vicine al mondo politico... anche quelle più piccole, quelle locali, spesso sono troppo intrecciate con interessi che poco hanno a che vedere con la finanza..
A livello internazionale, più alto delle nostre banche, c'è la grande speculazione e il grande movimento di capitali, tra un continente e l'altro, ormai senza barriere.
Sono temi grandi, molto complessi, ora non li affronto.
Tornando alla svendita del nostro Paese, vorrei sottolineare solo quanto dopo decenni ci sia rimasta solo la possibilità di svendere, favorendo la speculazione internazionale sul nostro Paese.
Il nostro Paese ha un enorme valore. Le nostre imprese hanno un enorme valore.
Il nostro Paese però non è un ambiente favorevole per fare imprese: la burocrazia, le tasse, la giutizia lenta sono massi enormi che pesano sulle possibilità di rilancio delle nostre aziende.
La crisi finanziaria e poi economica ha sicuramente avuto un impatto enorme, ma l'impatto è stato amplificato dalla fragilità del nostro sistema e da una fortissima incertezza dal punto di vista politico-economico (basti pensare che in una manciata di anni abbiamo cambiato 5 ministri dell'economia).
Come pretende l'Italia di avere un peso internazionale e di attirare investimenti esteri, che creino lavoro, creino indotto, creino sviluppo?
Le multinazionali che investono in Italia sono molte, basti fare un giro in una qualsiasi città per notare marchi esteri che aprono negozi, distribuiscono o anche stranieri che aprono hotel, ristoranti, acquistano immobili.
Quante però scappano?
Quante aziende anche italiane preferiscono produrre fuori dall'Italia? E non vanno solo nei Paesi a basso costo del lavoro, vanno anche in Austria le nostre aziende... Perchè?
Ebbene, una soluzione a questi problemi manca da anni. Una soluzione seria intendo.
Magari il costo del lavoro e di conseguenza la disoccupazione potessero ridursi con leggi dai bei nomi.
Magari la spending review si potesse fare vendendo su ebay macchine blu.
Senza ripensare seriamente welfare (equilibrio pubblico privato), grosse spese pubbliche (macchina pubblica, trasporti, aziende private a partecipazione pubblica, consulenze enormi), politica industriale (da quanti decenni manca in Italia una programmazione economica e di sviluppo), come si pensa di attirare investimenti e capitali esteri?
Bene, lo stallo dell'Italia e le politiche pro-recessione degli ultimi anni stanno facendo ridutre il valore del nostro Paese... e dai Paesi più furbi di noi arrivano speculatori.
Investitori esteri sono una cosa, sono benvenuti.
Speculatori esteri e finanza internazionale, come grandi fondi di equity, fondi speculativi, fondi di grandi banche USA (non sono le nostre banche... sono tutt'altro) non sono la stessa cosa.
Esiste la finanza buona, che investe in imprese, le fa crescere, da sviluppo.. io ci credo, io ci lavoro nella finanza e credo nel suo potere di distribuire ricchezza e trasferirla...
Ma esiste anche la finanza che specula e i grandi fondi e capitali che arrivano ora a comprare a prezzi di svendita fan parte prevalentemente di questa seconda finanza che acquista, a prezzi stracciati, e poi rivende, magari spezzettando le aziende, vendendone pezzi... Questi non creano lavoro, questi speculano.
La finanza ha il diritto di fare il suo corso.
I governi hanno il dovere di rendere un Paese luogo in cui investire e non oggetto della speculazione.
Poi beh poi c'è il discorso Europa.
Personalmente credo che l'Unione Europea fosse un ottimo progetto come l'Euro, ma credo siano stati gestiti male e perseguendo interessi diversi dai principi dei vecchi padri fondatori.. difendendo non imprese e cittadini europei, ma impoverendoli nel nome del potere relegato a pochi Stati e di interessi politici/economici/finanziari complessi... 28 Paesi Europei... ma l'interesse che si segue pare non essere quello dei singoli 28 Paesi.
Le riflessioni su opportunità di uscire o meno da Euro le lascio ad altri... io non mi ritengo in grado (seppure laureata in economia dei mercati e intermediari finanziari) di valutare rischi...
Di sicuro continuando sulla strada percorsa fino ad ora l'Europa (non l'UE) non andrà da nessuna parte anzi sarà schiacciata dal peso politico di continenti ben più forti di lei...
Quanto all'Italia, ricordiamoci bene la differenza tra attirare investimenti esteri e svendere il Paese ad investitori/speculatori esteri. Per la prima cosa gli ultimi governi di cui ho memoria (ho 25 anni, contate che seguo politica da meno) non sono stati, a mio parere, utili... anzi... Per la seconda, invece, sono stati maestri esemplari.
L'Italia ha valore ed è in tutti noi, è in chi lavora, in chi studia, nei giovani, nelle imprese... l'Italia è un Paese che vale...
Stiamo attenti però a non farci svendere...
Che non debbano comprarci all'asta come le autoblu su Ebay...
Cerchiamo di attirare investimenti e risorse, perchè il flusso di capitali è la linfa per far sviluppare e crescere un'economia... ma ricordiamoci dell'economia reale e cerchiamo di difenderla...
Lo dico soprattutto da giovane ragazza entrata da poco nel mondo bancario.
Io nelle banche ci credo. Hanno fatto molti errori, la finanza ha avuto troppe poche regole, va regolata... ma senza finanza non vive un'economia sviluppata..
La finanza però non deve essere un fine, ma un mezzo e, forse, per molti governi e molti politici, la finanza (la grande finanza internazionale) è stata una finalità... non uno strumento da usare per far crescere il Paese ma uno strumento da usare per aumentare il proprio prestigio e il proprio potere... non a favore dell'Italia ma a proprio favore.
Buona serata amici!
De La Gabbia negli ultimi minuti ho seguito poco, ma la ringrazio per avermi regalato le riflessioni per questo post :) Ringrazio anche i tanti amici di Twitter che interagiscono con me :)
A presto
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martedì 18 febbraio 2014
Pensieri di un pomeriggio
Passa sempre più tempo tra un post e l'altro, soprattutto ora che da qualche mese ho un lavoro molto impegnativo... lì dove da anni sognavo di stare, tra banche e finanza.
Ogni giorno da consulente direzionale, quale sono, è diverso.. spesso dura fino a tardi, quasi sempre prendo il tram al mattino presto e vedo tutti i negozi chiusi e alla sera tardi idem, è già tutto chiuso.
Il tempo vola...
Oggi approfitto di qualche minuto libero per scrivere un po'.
Quello che penso sul nuovo governo Renzi è qui,
appunto per scarsità di minuti a disposizione condivido l'immagine di ciò che ho condiviso qualche giorno fa su Twitter e Facebook (lo ammetto spesso son canali di comunicazione più veloci del blog)
Inutile dire che chi ama l'Italia davvero, a parte questi giochi vergognosi, si augura il meglio per lei e da parte di chi la governa, quindi... nonostante non mi piaccia assolutamente l'ingresso, auguro buon lavoro al governo che si sta formando, anche se chi lo guida sta rottamando ciò che pensava ed è frenato dalle stesse catene che diceva di voler spezzare.
Negli ultimi giorni le parole di John Elkann sui giovani che non trovano lavoro perché non han voglia, come in tanti altri casi illustri precedenti, hanno indignato milioni di persone.
Su tali parole, sicuramente esagerate, c'è da riflettere.
Io sono giovane, ho 25 anni e conosco molti miei coetanei.
La difficoltà di questo momento storico, con una crisi sempre più stringente ed un mercato del lavoro sempre più difficoltoso e chiuso (anche grazie a tasse sempre maggiori, su reddito, imprese e su tutto ciò che immaginiamo, che inginocchiano la produzione e la crescita dell'occupazione) è innegabile.
In questo periodo i giovani sono scoraggiati, come tanti, più grandi, con una famiglia sulle spalle e disorientati, persi, traditi, disillusi. Nessuno deve sminuire ciò anzi, è necessario cercare soluzioni.
Non tutti però hanno energia e voglia di cambiare.
Da giovane dico che è vero, a fronte di molti giovani che lottano giorno x giorno per dare il massimo nello studio, per potersi realizzare, per poter emergere, ci sono molti giovani che aspettano, attendono, si piegano, senza guardare con adeguata energia al domani, assopendosi.
Ci sono persone che per anni hanno messo energia nel loro studio, nel loro crescere, nel loro formarsi e che ora mettono l'energia necessaria per trovare una strada, ma anche tante altre che han fatto l'opposto, investendo nel mediocre e non nel merito... Per le prime e per le seconde le parole di Elkann assumono significato diverso.
In questo momento emergere è estremamente difficile.....ma non possiamo dire che tutti coloro che emergono sono raccomandati: tra chi emerge c'è anche chi ha resistito, con fatica, utilizzando notti intere per stare sui libri, essendo curioso, partecipando, cercando...
Chi è assopito ora c'è e per lui certo emergere non può esser facile, mentre dovrebbe essere più agevole per chi investe su di se e sulla propria formazione.
Investiamo perché il merito emerga, perchè non sia raro avere persone meritevoli in posti meritevoli... fermando proprio chi è assopito, chi crede in mediocrità e raccomandazioni.
Assopiti sono anche molti adulti.
Il futuro del nostro Paese non è legato a giovani, grandi, piccoli o vecchi... il futuro è legato ha chi ha ancora voglia di guardare al futuro ed impegnarsi per esso, per renderlo migliore, per tutti.
E' legato a chi è giovane, non sulla carta d'identità, ma nella mente...
E' legato a chi è aperto, a chi guarda lontano, a chi rispetta.. a chi crede nella libertà, di pensare, di essere, di fare... credendo però nella necessità di eliminare tutto ciò che frena il futuro, come l'incertezza, l'insicurezza (anche fisica nelle città.. nel Paese), il non voler fare, la mediocrazia...
Il merito, non la mediocrità, deve essere alla base della ricostruzione dell'Italia.
Il merito c'è... non è solo in chi ha preso un volo per andare all'estero (rispettabilissimo... ), il merito c'è anche in Italia, in chi è rimasto qui e ogni giorno crede in ciò che fa e crede che dare il meglio sia importante, perché tutti insieme dando il meglio si può cambiare.
Andare fuori dai confini nazionali deve sempre essere una scelta, non un obbligo, non una costrizione...
Il futuro dell'Italia parte da chi resta (o chi va via) non smettendo di credere in lei.
Ebbene, vicende politiche non degli ultimi giorni, ma degli ultimi anni, non ci favoriscono...
Italia è ostaggio della mediocrità, degli interessi, degli inciuci.
Ma in Italia ci sono anche milioni di persone che la amano e agiscono, come possono, per lei, a fronte di tante che non ci credono più, approfittano, pretendono, sprecano risorse, favoriscono corruzione e amicizie, raccomandazioni....
Questo post di oggi pomeriggio forse è un po' inutile, ma volevo solo esprimere ciò che sentivo dentro.
Italia è in mano a chi lavora, studia, crede con fiducia... è in mano a chi ama il verbo fare.
Gli spettacoli indecorosi a cui assistiamo guardando verso Roma non devono forviarci... come gli sprechi enormi che enti pubblici ad ogni livello confezionano... anche nel pubblico c'è gente in gamba, come nel Paese..
Il problema sono le catene che trattengono l'Italia.. come burocrazia, tasse, mediocrità....
Imprese, lavoro, futuro hanno bisogno del lavoro di tutti noi, nel nostro piccolo, nella nostra quotidianità....
Il merito, in ogni campo, deve prevalere..
Se no la mediocrità ci seppellirà, insieme a tutto il resto.
Astensionismo è sempre più alto perché ci stanno assopendo e convincendo che votare è inutile... ma non c'è niente di più antidemocratico di ciò quindi, Napolitano e Renzi a parte, torniamo a credere nella nostra Italia e non facciamoci mettere da parte..
Ogni giorno da consulente direzionale, quale sono, è diverso.. spesso dura fino a tardi, quasi sempre prendo il tram al mattino presto e vedo tutti i negozi chiusi e alla sera tardi idem, è già tutto chiuso.
Il tempo vola...
Oggi approfitto di qualche minuto libero per scrivere un po'.
Quello che penso sul nuovo governo Renzi è qui,
appunto per scarsità di minuti a disposizione condivido l'immagine di ciò che ho condiviso qualche giorno fa su Twitter e Facebook (lo ammetto spesso son canali di comunicazione più veloci del blog)
Inutile dire che chi ama l'Italia davvero, a parte questi giochi vergognosi, si augura il meglio per lei e da parte di chi la governa, quindi... nonostante non mi piaccia assolutamente l'ingresso, auguro buon lavoro al governo che si sta formando, anche se chi lo guida sta rottamando ciò che pensava ed è frenato dalle stesse catene che diceva di voler spezzare.
Negli ultimi giorni le parole di John Elkann sui giovani che non trovano lavoro perché non han voglia, come in tanti altri casi illustri precedenti, hanno indignato milioni di persone.
Su tali parole, sicuramente esagerate, c'è da riflettere.
Io sono giovane, ho 25 anni e conosco molti miei coetanei.
La difficoltà di questo momento storico, con una crisi sempre più stringente ed un mercato del lavoro sempre più difficoltoso e chiuso (anche grazie a tasse sempre maggiori, su reddito, imprese e su tutto ciò che immaginiamo, che inginocchiano la produzione e la crescita dell'occupazione) è innegabile.
In questo periodo i giovani sono scoraggiati, come tanti, più grandi, con una famiglia sulle spalle e disorientati, persi, traditi, disillusi. Nessuno deve sminuire ciò anzi, è necessario cercare soluzioni.
Non tutti però hanno energia e voglia di cambiare.
Da giovane dico che è vero, a fronte di molti giovani che lottano giorno x giorno per dare il massimo nello studio, per potersi realizzare, per poter emergere, ci sono molti giovani che aspettano, attendono, si piegano, senza guardare con adeguata energia al domani, assopendosi.
Ci sono persone che per anni hanno messo energia nel loro studio, nel loro crescere, nel loro formarsi e che ora mettono l'energia necessaria per trovare una strada, ma anche tante altre che han fatto l'opposto, investendo nel mediocre e non nel merito... Per le prime e per le seconde le parole di Elkann assumono significato diverso.
In questo momento emergere è estremamente difficile.....ma non possiamo dire che tutti coloro che emergono sono raccomandati: tra chi emerge c'è anche chi ha resistito, con fatica, utilizzando notti intere per stare sui libri, essendo curioso, partecipando, cercando...
Chi è assopito ora c'è e per lui certo emergere non può esser facile, mentre dovrebbe essere più agevole per chi investe su di se e sulla propria formazione.
Investiamo perché il merito emerga, perchè non sia raro avere persone meritevoli in posti meritevoli... fermando proprio chi è assopito, chi crede in mediocrità e raccomandazioni.
Assopiti sono anche molti adulti.
Il futuro del nostro Paese non è legato a giovani, grandi, piccoli o vecchi... il futuro è legato ha chi ha ancora voglia di guardare al futuro ed impegnarsi per esso, per renderlo migliore, per tutti.
E' legato a chi è giovane, non sulla carta d'identità, ma nella mente...
E' legato a chi è aperto, a chi guarda lontano, a chi rispetta.. a chi crede nella libertà, di pensare, di essere, di fare... credendo però nella necessità di eliminare tutto ciò che frena il futuro, come l'incertezza, l'insicurezza (anche fisica nelle città.. nel Paese), il non voler fare, la mediocrazia...
Il merito, non la mediocrità, deve essere alla base della ricostruzione dell'Italia.
Il merito c'è... non è solo in chi ha preso un volo per andare all'estero (rispettabilissimo... ), il merito c'è anche in Italia, in chi è rimasto qui e ogni giorno crede in ciò che fa e crede che dare il meglio sia importante, perché tutti insieme dando il meglio si può cambiare.
Andare fuori dai confini nazionali deve sempre essere una scelta, non un obbligo, non una costrizione...
Il futuro dell'Italia parte da chi resta (o chi va via) non smettendo di credere in lei.
Ebbene, vicende politiche non degli ultimi giorni, ma degli ultimi anni, non ci favoriscono...
Italia è ostaggio della mediocrità, degli interessi, degli inciuci.
Ma in Italia ci sono anche milioni di persone che la amano e agiscono, come possono, per lei, a fronte di tante che non ci credono più, approfittano, pretendono, sprecano risorse, favoriscono corruzione e amicizie, raccomandazioni....
Questo post di oggi pomeriggio forse è un po' inutile, ma volevo solo esprimere ciò che sentivo dentro.
Italia è in mano a chi lavora, studia, crede con fiducia... è in mano a chi ama il verbo fare.
Gli spettacoli indecorosi a cui assistiamo guardando verso Roma non devono forviarci... come gli sprechi enormi che enti pubblici ad ogni livello confezionano... anche nel pubblico c'è gente in gamba, come nel Paese..
Il problema sono le catene che trattengono l'Italia.. come burocrazia, tasse, mediocrità....
Imprese, lavoro, futuro hanno bisogno del lavoro di tutti noi, nel nostro piccolo, nella nostra quotidianità....
Il merito, in ogni campo, deve prevalere..
Se no la mediocrità ci seppellirà, insieme a tutto il resto.
Astensionismo è sempre più alto perché ci stanno assopendo e convincendo che votare è inutile... ma non c'è niente di più antidemocratico di ciò quindi, Napolitano e Renzi a parte, torniamo a credere nella nostra Italia e non facciamoci mettere da parte..
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mercoledì 8 gennaio 2014
Vittima di un Paese insicuro e di uno scherzo
In inglese istruzione si dice Education.
La scuola dovrebbe essere quel luogo in cui i bambini e i ragazzi entrano in contatto con qualcuno che li educhi... Insegnando certo tantissime nozioni, ma soprattutto fornendo gli strumenti per vivere in modo civile nella società...
La notizia della tragedia di oggi è su molti giornali, ne cito solo 2, per tempo che come sempre corre
- http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2014/8-gennaio-2014/studente-cade-pozzo-scuolamuore-studente-17enne-2223891832345.shtml
- http://www.liberoquotidiano.it/news/1382784/Lecce____enne_muore_a_scuola__precipita_nel_pozzo_luce.html
Un ragazzo di 17 anni è morto a scuola, proprio lì in quel luogo che dovrebbe essere sicuro.
Le scuole a livello architettonico-ingegneristico sappiamo bene che in Italia lasciano molto a desiderare e sicuramente, con maggiore cura e con maggiori presidi, questa tragedia sarebbe potuta essere evitata, come tante altre che purtroppo potrebbero accadere, negli edifici fatiscenti che ospitano coloro che rappresentano il futuro del Paese..
La causa scatenante è stato comunque uno scherzo: alcuni compagni hanno lanciato il giubbotto della povera vittima al di là di una recinzione e lui, per riprenderlo, l'ha scavalcata.
Ok quel pericolo lì non doveva esserci, colpa infrastutturale, di certo, ma le scuole sono ancora luogo di educazione al vivere civile?
Il bullismo è presente sempre con maggiore forza, giustificato da insegnanti che troppo spesso lo considerano uno strumento di crescita, una valvola di sfogo per chi è disagiato, una cosa normale...
Il bullismo invece dovrebbe essere considerato un reato e punito, severamente.
La classica frase "la prossima volta ti metto una nota, la prossima volta sarai sospeso" non basta, nei confronti di chi, in tenera età, delinque.
Gli scherzi sono una cosa, il prendere di mira compagni e compagne, l'essere prepotenti, l'infastidire, talvolta in modo violento, l'insultare... sono un'altra cosa e in quanto tali andrebbero punito con certezza e severità.
Certo il non punirli prepara alla vita in uno Stato in cui la certezza della pena è spesso inesistente... mentre sempre piu' reati e delinquenti rendono la nostra Italia sempre più insicura.
La sicurezza dovrebbe essere un diritto, preteso con forza...
Le nostre città sono allo sbando, vittime certo di una incontrollata presenza di molte persone provenienti da ogni parte del mondo (Italia compresa...), che delinquono, ma vittime soprattutto della presenza di uno Stato che non è più in grado di difenderci, nel quale chi vuol far del male, dalle scuole alla vita adulta, sa che non verrà punito o che la pena sarà lieve, superabile, aggirabile.
Una situazione del genere parte proprio dalle nostre scuole...
I ragazzi scherzano certo... a volte però gli scherzi sono pesanti.. a volte diventano ossessione...
Quanti suicidi a causa del bullismo o di insulti dai compagni si sentono? Insulti per vari motivi... e violenze.
La scuola deve diventare un posto più sicuro. Tragedie come quella di oggi non dovrebbero esistere.
Gli interventi architetturali ed ingegneristici per assicurare lo studio e la formazione in istituti sicuri (in regola con le norme di sicurezza) dovrebbero essere sicuro in posizione prioritaria in un Paese che si definisce civile.
Oltre a questo, le scuole dovrebbero essere il luogo dell'istruzione (education).. dove si imparano moltissime cose, dove si studia, dove si comprende l'importanza del merito, della dedizione, della conoscenza... ma soprattutto dovrebbero essere il luogo in cui si educa...
Education, termine inglese, mi sembre un termine molto più adatto per descrivere tutto ciò.
Grandissimo dispiacere per il ragazzo colpito da questa disgrazia... le notizie non dovrebbero servire solo per aumentare i lettori o telespettatori dei mass media, ma soprattutto per riflettere..soprattutto le notizie così tremende
La scuola dovrebbe essere quel luogo in cui i bambini e i ragazzi entrano in contatto con qualcuno che li educhi... Insegnando certo tantissime nozioni, ma soprattutto fornendo gli strumenti per vivere in modo civile nella società...
La notizia della tragedia di oggi è su molti giornali, ne cito solo 2, per tempo che come sempre corre
- http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2014/8-gennaio-2014/studente-cade-pozzo-scuolamuore-studente-17enne-2223891832345.shtml
- http://www.liberoquotidiano.it/news/1382784/Lecce____enne_muore_a_scuola__precipita_nel_pozzo_luce.html
Un ragazzo di 17 anni è morto a scuola, proprio lì in quel luogo che dovrebbe essere sicuro.
Le scuole a livello architettonico-ingegneristico sappiamo bene che in Italia lasciano molto a desiderare e sicuramente, con maggiore cura e con maggiori presidi, questa tragedia sarebbe potuta essere evitata, come tante altre che purtroppo potrebbero accadere, negli edifici fatiscenti che ospitano coloro che rappresentano il futuro del Paese..
La causa scatenante è stato comunque uno scherzo: alcuni compagni hanno lanciato il giubbotto della povera vittima al di là di una recinzione e lui, per riprenderlo, l'ha scavalcata.
Ok quel pericolo lì non doveva esserci, colpa infrastutturale, di certo, ma le scuole sono ancora luogo di educazione al vivere civile?
Il bullismo è presente sempre con maggiore forza, giustificato da insegnanti che troppo spesso lo considerano uno strumento di crescita, una valvola di sfogo per chi è disagiato, una cosa normale...
Il bullismo invece dovrebbe essere considerato un reato e punito, severamente.
La classica frase "la prossima volta ti metto una nota, la prossima volta sarai sospeso" non basta, nei confronti di chi, in tenera età, delinque.
Gli scherzi sono una cosa, il prendere di mira compagni e compagne, l'essere prepotenti, l'infastidire, talvolta in modo violento, l'insultare... sono un'altra cosa e in quanto tali andrebbero punito con certezza e severità.
Certo il non punirli prepara alla vita in uno Stato in cui la certezza della pena è spesso inesistente... mentre sempre piu' reati e delinquenti rendono la nostra Italia sempre più insicura.
La sicurezza dovrebbe essere un diritto, preteso con forza...
Le nostre città sono allo sbando, vittime certo di una incontrollata presenza di molte persone provenienti da ogni parte del mondo (Italia compresa...), che delinquono, ma vittime soprattutto della presenza di uno Stato che non è più in grado di difenderci, nel quale chi vuol far del male, dalle scuole alla vita adulta, sa che non verrà punito o che la pena sarà lieve, superabile, aggirabile.
Una situazione del genere parte proprio dalle nostre scuole...
I ragazzi scherzano certo... a volte però gli scherzi sono pesanti.. a volte diventano ossessione...
Quanti suicidi a causa del bullismo o di insulti dai compagni si sentono? Insulti per vari motivi... e violenze.
La scuola deve diventare un posto più sicuro. Tragedie come quella di oggi non dovrebbero esistere.
Gli interventi architetturali ed ingegneristici per assicurare lo studio e la formazione in istituti sicuri (in regola con le norme di sicurezza) dovrebbero essere sicuro in posizione prioritaria in un Paese che si definisce civile.
Oltre a questo, le scuole dovrebbero essere il luogo dell'istruzione (education).. dove si imparano moltissime cose, dove si studia, dove si comprende l'importanza del merito, della dedizione, della conoscenza... ma soprattutto dovrebbero essere il luogo in cui si educa...
Education, termine inglese, mi sembre un termine molto più adatto per descrivere tutto ciò.
Grandissimo dispiacere per il ragazzo colpito da questa disgrazia... le notizie non dovrebbero servire solo per aumentare i lettori o telespettatori dei mass media, ma soprattutto per riflettere..soprattutto le notizie così tremende
lunedì 9 dicembre 2013
Gli Italiani sono stufi. Condanna decisa per violenza e caos, ma non x chi manifesta civilmente
Negli ultimi anni le manifestazioni si sono intensificate. Io personalmente non ho mai condiviso quasi nessuno degli slogan, dei motivi, delle idee di tali "invasioni delle città" e, soprattutto, ho sempre giudicato in modo estremamente negativo coloro che creano un clima di violenza, lanciando pietre, portando feriti... Ho sempre condannato anche coloro che rovinano i muri delle nostre città, scrivono sulle vetrine, sporcano le strade..
Tutto ciò è profondamente incivile ed è pericoloso trovare una qualsivoglia giustificazione. Chi lancia pugni, fumogeni, pietre... chi inneggia all'odio... va fermato senza se e senza ma, perchè la violenza è una miccia a cui basta un alito di vento per distruggere tutto.
Gente così purtroppo rovina l'immagine e il motivo di tantissime manifestazioni, va fermata, senza ipocrisia... e punita, facendo rispettare leggi, ordine e sicurezza.
Mostrare solo gente così però non è un bel servizio da parte dei nostri media.
La manifestazione di oggi, per esempio, nasce da molti motivi e ha riunito migliaia di persone in tutto il Paese. Attribuire manifestazioni a movimenti politici non è corretto ora. Queste manifestazioni infatti stanno diventando trasversali: la rabbia non ha una bandiera e non ha il simbolo di un partito.
Oggi sono arrabbiati i giovani, che hanno perso la fiducia in un'Italia che sembra aver smesso di credere in loro, di investirci, di difenderli.
Oggi sono arrabbiati i lavoratori, che vedono i loro stipendi contenuti rispetto ai loro colleghi che vivono in altri Paesi vicini e lontani, con una differenza tra Lordo e Netto sempre più alta.
Oggi sono arrabbiati gli imprenditori, schiacciati da tasse sempre più elevate, in un periodo di forte crisi dei consumi, di assenza di crescita e di fiducia.
Oggi sono arrabbiati tutti coloro che un'impresa e un lavoro non lo hanno.
Oggi sono arrabbiati gli anziani.
Oggi sono arrabbiati coloro che possiedono immobili (abitazioni e anche immobili industriali/commerciali/aziendali).
Sono solo pochi esempi, sicuramente non esaustivi.
Oggi riflettevo.
Da giovane italiana, dopo aver concluso l'università, ho avuto la fortuna di trovare un lavoro che mi piace, in questo momento orribile... Passo tantissime ore, da mattina presto a sera, davanti a power point, excel, word, email... Per il momento sono rimasta in Italia e sono contenta per l'opportunità trovata.
Ero in ufficio e leggevo, nei pochi momenti liberi, delle proteste. Mi sento molto fortunata, ma mi sento vicina con la mente a tutti coloro che in questo momento gridano (non distruggono.... gridano) sperando di essere ascoltati.
L'Italia è allo sbando. Governi troppo deboli non riescono ad assumere decisioni forti e decisive, possono solo aggiungere tasse o cambiare nome alle tasse esistenti... possono fare regole, creare nuovi tipi di contratti di lavoro, ma non possono creare lavoro, creare risposte vere.
Mi sento di condannare fortemente, lo ripeto, coloro che con prepotenza e arroganza vogliono imporre con forza il caos. Sarebbe bello se oltre che essere mostrati in tv venissero puniti, seriamente.
Mi sento anche però di ringraziare tutti coloro che manifestano con educazione e con civiltà. Oggi oltre ai soliti scontri tra forze dell'ordine e manifestanti ho letto anche piccole notizie diverse e ho visto foto di poliziotti e carabinieri senza casco solidali con chi era in piazza.
Siamo in tanti ad essere arrabbiati.
Quante volte in questi anni abbiamo sentito Premier e Leader parlare di "luce in fondo al tunnel"?
L'economia gira, ripartirà, ma vogliono farci credere che tappando qualche buco di bilancio e facendo qualche nuova regola l'Italia stia ripartendo...
Il lavoro non si crea per legge, come non si creano i consumi.
Servirebbe forza, per pensare a soluzioni vere, per rendere il welfare meno pesante (per esempio con un maggior equilibrio pubblico-privato), per rendere la spesa pubblica meno onerosa, per non continuare a sovracaricare di tasse imprese ormai allo stremo, per dare respiro a lavoratori, studenti, consumatori, famiglie. La forza al momento non c'è.... Il Paese è praticamente al momento ingovernabile.
Un governo c'è, ma a molti di noi non sembra dare risposte.
I Forconi di oggi hanno manifestato anche per questo, come le tante Partite IVA che abbassano serrande per denunciare la solitudine in cui sono lasciate.... Basta camminare per le strade centrali di Milano (esempio via Meravigli) per contare le serrande abbassate: non chiuse per protesta, chiuse per cessata attività.
Ripeto per l'ultima volta violenza sempre condannata.
Solitamente non condivido nemmeno i motivi delle manifestazioni (esempio non sono NoTav), ma rispetto sempre chi manifesta x le proprie idee civilmente (non chi imbratta le città e rovina città).
Oggi però il silenzio di molti media su manifestazioni oneste e civili, per sottolineare le decine di persone che hanno creato violenza, come in tanti altri casi, proprio non mi piace.
Chi crea violenza va condannato! Chi denuncia ciò, giustamente, si faccia anche promotore di una condanna seria.
Non è nemmeno giusto, però, nascondere dietro alla notizia (giusta) di scontri le notizie sulle migliaia di persone che oggi sono arrabbiate nere, sono civili, vanno in piazza facendo rumore ma non rompendo, in fondo un po' per tutti noi.
Tutto ciò è profondamente incivile ed è pericoloso trovare una qualsivoglia giustificazione. Chi lancia pugni, fumogeni, pietre... chi inneggia all'odio... va fermato senza se e senza ma, perchè la violenza è una miccia a cui basta un alito di vento per distruggere tutto.
Gente così purtroppo rovina l'immagine e il motivo di tantissime manifestazioni, va fermata, senza ipocrisia... e punita, facendo rispettare leggi, ordine e sicurezza.
Mostrare solo gente così però non è un bel servizio da parte dei nostri media.
La manifestazione di oggi, per esempio, nasce da molti motivi e ha riunito migliaia di persone in tutto il Paese. Attribuire manifestazioni a movimenti politici non è corretto ora. Queste manifestazioni infatti stanno diventando trasversali: la rabbia non ha una bandiera e non ha il simbolo di un partito.
Oggi sono arrabbiati i giovani, che hanno perso la fiducia in un'Italia che sembra aver smesso di credere in loro, di investirci, di difenderli.
Oggi sono arrabbiati i lavoratori, che vedono i loro stipendi contenuti rispetto ai loro colleghi che vivono in altri Paesi vicini e lontani, con una differenza tra Lordo e Netto sempre più alta.
Oggi sono arrabbiati gli imprenditori, schiacciati da tasse sempre più elevate, in un periodo di forte crisi dei consumi, di assenza di crescita e di fiducia.
Oggi sono arrabbiati tutti coloro che un'impresa e un lavoro non lo hanno.
Oggi sono arrabbiati gli anziani.
Oggi sono arrabbiati coloro che possiedono immobili (abitazioni e anche immobili industriali/commerciali/aziendali).
Sono solo pochi esempi, sicuramente non esaustivi.
Oggi riflettevo.
Da giovane italiana, dopo aver concluso l'università, ho avuto la fortuna di trovare un lavoro che mi piace, in questo momento orribile... Passo tantissime ore, da mattina presto a sera, davanti a power point, excel, word, email... Per il momento sono rimasta in Italia e sono contenta per l'opportunità trovata.
Ero in ufficio e leggevo, nei pochi momenti liberi, delle proteste. Mi sento molto fortunata, ma mi sento vicina con la mente a tutti coloro che in questo momento gridano (non distruggono.... gridano) sperando di essere ascoltati.
L'Italia è allo sbando. Governi troppo deboli non riescono ad assumere decisioni forti e decisive, possono solo aggiungere tasse o cambiare nome alle tasse esistenti... possono fare regole, creare nuovi tipi di contratti di lavoro, ma non possono creare lavoro, creare risposte vere.
Mi sento di condannare fortemente, lo ripeto, coloro che con prepotenza e arroganza vogliono imporre con forza il caos. Sarebbe bello se oltre che essere mostrati in tv venissero puniti, seriamente.
Mi sento anche però di ringraziare tutti coloro che manifestano con educazione e con civiltà. Oggi oltre ai soliti scontri tra forze dell'ordine e manifestanti ho letto anche piccole notizie diverse e ho visto foto di poliziotti e carabinieri senza casco solidali con chi era in piazza.
Siamo in tanti ad essere arrabbiati.
Quante volte in questi anni abbiamo sentito Premier e Leader parlare di "luce in fondo al tunnel"?
L'economia gira, ripartirà, ma vogliono farci credere che tappando qualche buco di bilancio e facendo qualche nuova regola l'Italia stia ripartendo...
Il lavoro non si crea per legge, come non si creano i consumi.
Servirebbe forza, per pensare a soluzioni vere, per rendere il welfare meno pesante (per esempio con un maggior equilibrio pubblico-privato), per rendere la spesa pubblica meno onerosa, per non continuare a sovracaricare di tasse imprese ormai allo stremo, per dare respiro a lavoratori, studenti, consumatori, famiglie. La forza al momento non c'è.... Il Paese è praticamente al momento ingovernabile.
Un governo c'è, ma a molti di noi non sembra dare risposte.
I Forconi di oggi hanno manifestato anche per questo, come le tante Partite IVA che abbassano serrande per denunciare la solitudine in cui sono lasciate.... Basta camminare per le strade centrali di Milano (esempio via Meravigli) per contare le serrande abbassate: non chiuse per protesta, chiuse per cessata attività.
Ripeto per l'ultima volta violenza sempre condannata.
Solitamente non condivido nemmeno i motivi delle manifestazioni (esempio non sono NoTav), ma rispetto sempre chi manifesta x le proprie idee civilmente (non chi imbratta le città e rovina città).
Oggi però il silenzio di molti media su manifestazioni oneste e civili, per sottolineare le decine di persone che hanno creato violenza, come in tanti altri casi, proprio non mi piace.
Chi crea violenza va condannato! Chi denuncia ciò, giustamente, si faccia anche promotore di una condanna seria.
Non è nemmeno giusto, però, nascondere dietro alla notizia (giusta) di scontri le notizie sulle migliaia di persone che oggi sono arrabbiate nere, sono civili, vanno in piazza facendo rumore ma non rompendo, in fondo un po' per tutti noi.
Qualche riflessione di impulso....
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lunedì 11 novembre 2013
Cosa vi siete inventati per vincere la crisi?
Cosa vi siete inventati per vincere la crisi?
Leggo questa domanda scorrendo rapidamente la mia Home di Twitter, durante una veloce pausa caffè.
E' una domanda posta da @VirusRai2, account del talkshow condotto da Nicola Porro su Rai 2, in onda venerdì sera.
Sono molto contenta di leggere questa domanda, dopo serate trascorse a vedere ore ed ore di programmi (su diversi canali) fondati sul mostrare il lato terribile della crisi, che purtroppo sta portando molte persone e molte imprese nella più totale difficoltà, programmi interessanti, ma spesso deprimenti, dove si mostra solo ciò che va sempre più peggio e sembra quasi impossibile veder qualcosa di buono, qualcosa di migliorabile. Sembriamo sempre più inermi di fronte al PIL che crolla, le tasse che aumentano, l'incertezza politica e la perdita quasi totale di speranza.
L'Italia e tutti noi, eppure, abbiamo proprio bisogno di sperare. Cercare delle soluzioni x il nostro futuro è l'unico modo per avere un futuro.
In Italia tutto sembra terribilmente difficile.
Vincere la crisi è estremamente dura ed è una vittoria che l'Italia può fare in un solo modo: restando unita e puntando su ciò che di buono e di forte ancora vive in lei.
Parlo dei giovani. E' solo un esempio.
I giovani sono immersi in un momento difficilissimo, col mercato del lavoro bloccato. La paura per il domani è fortissima.
Parlo di me, in questo post, per rispondere a quella domanda.
In questa situazione, io, nel mio piccolo e personale percorso di vita, ho cercato di vincere la crisi, almeno per me, e l'ho vinta.
La crisi finanziaria ha iniziato a farsi sentire proprio alla fine del 2007, quando ho iniziato a studiare Scienze Bancarie, finanziarie e assicurative.
Mi sono laureata lo scorso anno, in uno dei momenti peggiori per l'economia italiana.
Non conoscevo nessuno che mi potesse aiutare, in un Paese dove, non si può non ammetterlo, spesso le conoscenze di qualcuno contano molto più che le conoscenze di qualcosa.
Ebbene, non mi sono fatta convincere che qui in Italia il merito fosse inutile. Emerge difficilmente, ma può emergere.
Il mio desiderio era lavorare in banca. In questo momento orribile per l'occupazione anche nel settore finanziario, mandavo cv quasi ovunque, ogni tanto pensavo sarebbe stato impossibile riuscire, in un momento così.
E invece no. Da circa 1 mese lavoro in una società di consulenza strategica, proprio nella banca (fatalità) nella quale avrei desiderato lavorare.
E' vero, con questa crisi orribile molte porte sono chiuse, ma con coraggio ho provato ad entrare da una finestra.
Su cosa ho puntato? Solo su una cosa, sullo studio: 5 anni di università vissuti non solo studiando libri e slide, ma soprattutto cercando di comprendere, con passione, il mondo che stavo studiando.
Ebbene questo mi ha aiutato. Questo mi ha permesso di vincere la crisi.
Certo, so bene che la fortuna non mi ha abbandonato mai e ringrazio davvero la vita per avermi dato la possibilità di farla fruttare. La fortuna però, senza forza e senza determinazione, non mi avrebbe condotta da nessuna parte.
Astraendo un po' dalla mia esperienza personale, penso che sia possibile trasferire ciò che ho imparato anche all'Italia.
L'Italia vive un momento terribile, è frenata da numerose e pesanti inefficienze, corruzione, clientelismi, favoritismi, pressione fiscale enorme, sprechi, malagestione sono solo alcuni dei grandissimi massi che frenano la ripresa.
In Italia però, per fortuna, non c'è solo questo. La ricchezza più grande dell'Italia sono le persone, giovani e non giovani, che nonostante sappiano quanto sia difficile vincere la crisi, provano a farlo ogni giorno, ognuno nel proprio ambito.
Ci sono imprenditori che nella difficoltà cercano soluzioni per ripartire, per rilanciarsi, innovano, creano.
Ci sono imprenditori che mettono l'azienda e i propri dipendenti davanti a tutto, in enorme difficoltà, che non vanno lasciati soli ma sostenuti.
Ci sono milioni di persone qui in Italia che nel proprio ruolo, ovunque tale ruolo sia, danno il massimo.
Queste persone esistono.
Sono molto contenta di aver letto questa domanda.. Complimenti a VirusRai2!
La crisi è tremenda, vincerla sembra quasi impossibile ma cercare soluzioni, per noi stessi e per il nostro Paese, è ciò che dobbiamo fare.... l'unica strada per non veder morire la nostra vita e la nostra Italia è puntare su chi ancora ci crede.
Buona serata a tutti!!
Torno al lavoro. Faccio orari molto pesanti, tutte le sere non rientro a casa prima delle 21.30, ma sono soddisfatta e serena: puntare su di me durante questa crisi mi ha consentito di vincerla e, ovviamente, auguro a tante altre persone di riuscire a farlo, nel loro piccolo, nel loro mondo, anche qui, in Italia.
Leggo questa domanda scorrendo rapidamente la mia Home di Twitter, durante una veloce pausa caffè.
E' una domanda posta da @VirusRai2, account del talkshow condotto da Nicola Porro su Rai 2, in onda venerdì sera.
Sono molto contenta di leggere questa domanda, dopo serate trascorse a vedere ore ed ore di programmi (su diversi canali) fondati sul mostrare il lato terribile della crisi, che purtroppo sta portando molte persone e molte imprese nella più totale difficoltà, programmi interessanti, ma spesso deprimenti, dove si mostra solo ciò che va sempre più peggio e sembra quasi impossibile veder qualcosa di buono, qualcosa di migliorabile. Sembriamo sempre più inermi di fronte al PIL che crolla, le tasse che aumentano, l'incertezza politica e la perdita quasi totale di speranza.
L'Italia e tutti noi, eppure, abbiamo proprio bisogno di sperare. Cercare delle soluzioni x il nostro futuro è l'unico modo per avere un futuro.
In Italia tutto sembra terribilmente difficile.
Vincere la crisi è estremamente dura ed è una vittoria che l'Italia può fare in un solo modo: restando unita e puntando su ciò che di buono e di forte ancora vive in lei.
Parlo dei giovani. E' solo un esempio.
I giovani sono immersi in un momento difficilissimo, col mercato del lavoro bloccato. La paura per il domani è fortissima.
Parlo di me, in questo post, per rispondere a quella domanda.
In questa situazione, io, nel mio piccolo e personale percorso di vita, ho cercato di vincere la crisi, almeno per me, e l'ho vinta.
La crisi finanziaria ha iniziato a farsi sentire proprio alla fine del 2007, quando ho iniziato a studiare Scienze Bancarie, finanziarie e assicurative.
Mi sono laureata lo scorso anno, in uno dei momenti peggiori per l'economia italiana.
Non conoscevo nessuno che mi potesse aiutare, in un Paese dove, non si può non ammetterlo, spesso le conoscenze di qualcuno contano molto più che le conoscenze di qualcosa.
Ebbene, non mi sono fatta convincere che qui in Italia il merito fosse inutile. Emerge difficilmente, ma può emergere.
Il mio desiderio era lavorare in banca. In questo momento orribile per l'occupazione anche nel settore finanziario, mandavo cv quasi ovunque, ogni tanto pensavo sarebbe stato impossibile riuscire, in un momento così.
E invece no. Da circa 1 mese lavoro in una società di consulenza strategica, proprio nella banca (fatalità) nella quale avrei desiderato lavorare.
E' vero, con questa crisi orribile molte porte sono chiuse, ma con coraggio ho provato ad entrare da una finestra.
Su cosa ho puntato? Solo su una cosa, sullo studio: 5 anni di università vissuti non solo studiando libri e slide, ma soprattutto cercando di comprendere, con passione, il mondo che stavo studiando.
Ebbene questo mi ha aiutato. Questo mi ha permesso di vincere la crisi.
Certo, so bene che la fortuna non mi ha abbandonato mai e ringrazio davvero la vita per avermi dato la possibilità di farla fruttare. La fortuna però, senza forza e senza determinazione, non mi avrebbe condotta da nessuna parte.
Astraendo un po' dalla mia esperienza personale, penso che sia possibile trasferire ciò che ho imparato anche all'Italia.
L'Italia vive un momento terribile, è frenata da numerose e pesanti inefficienze, corruzione, clientelismi, favoritismi, pressione fiscale enorme, sprechi, malagestione sono solo alcuni dei grandissimi massi che frenano la ripresa.
In Italia però, per fortuna, non c'è solo questo. La ricchezza più grande dell'Italia sono le persone, giovani e non giovani, che nonostante sappiano quanto sia difficile vincere la crisi, provano a farlo ogni giorno, ognuno nel proprio ambito.
Ci sono imprenditori che nella difficoltà cercano soluzioni per ripartire, per rilanciarsi, innovano, creano.
Ci sono imprenditori che mettono l'azienda e i propri dipendenti davanti a tutto, in enorme difficoltà, che non vanno lasciati soli ma sostenuti.
Ci sono milioni di persone qui in Italia che nel proprio ruolo, ovunque tale ruolo sia, danno il massimo.
Queste persone esistono.
Sono molto contenta di aver letto questa domanda.. Complimenti a VirusRai2!
La crisi è tremenda, vincerla sembra quasi impossibile ma cercare soluzioni, per noi stessi e per il nostro Paese, è ciò che dobbiamo fare.... l'unica strada per non veder morire la nostra vita e la nostra Italia è puntare su chi ancora ci crede.
Buona serata a tutti!!
Torno al lavoro. Faccio orari molto pesanti, tutte le sere non rientro a casa prima delle 21.30, ma sono soddisfatta e serena: puntare su di me durante questa crisi mi ha consentito di vincerla e, ovviamente, auguro a tante altre persone di riuscire a farlo, nel loro piccolo, nel loro mondo, anche qui, in Italia.
venerdì 19 luglio 2013
Due questioni ed alcune domande (con rabbia annessa)
Oggi sono due le notizie che mi hanno colpita, due le questioni di cui ora voglio scrivere.
La prima questione è quella che ha coinvolto Dolce&Gabbana, grande marchio del Made in Italy, che rappresenta il nostro Paese nel mondo e che attira nella città di Milano, e in Italia, turisti, acquirenti e capitali da ogni parte del globo.
Un'accusa per evasione fiscale ed un iter giudiziario in corso.
Chi evade, chi ruba, chi commette irregolarità è giusto che venga processato e, alla fine dell'ultimo grado di giudizio, condannato se ritenuto colpevole.
Che senso ha, però, che un Comune come Milano neghi i propri spazi ad un marchio che, nelle nostre strade e nelle nostre città, crea ricchezza, crea posti di lavoro e crea immagine?
Il settore della moda non sta benissimo dopo tutti questi anni di crisi, ma sicuramente contribuisce a contenere la contrazione del nostro PIL per il grande prestigio della nostra Moda nei Paesi che attualmente stanno crescendo, lontani e ricchi (soprattutto nel segmento lusso e fashion, mentre in retail arranca fortemente).
In via Montenapoleone e in via Della Spiga, cuore del fashion milanese e italiano, anni fa non si vedevano etichette con sconti e offerte: oggi invece anche lì ci sono cartellini con il 40% e 50% di sconto, anche nelle vetrine delle grandi Griffe.
Tali vie oggi sono meno piene di Italiani ed europei, ma sono sempre più piene di cinesi, russi, arabi, persone provenienti da ogni parte del pianeta... desiderose di acquistare i prodotti dell'Italia, provenienti da aree del Mondo in forte crescita, mercati che per le nostre imprese e le nostre Firme rappresentano grandissime opportunità di sbocco e sviluppo.
Un Comune e un Settore Pubblico che, piuttosto che sostenere le aziende che creano ricchezza e speranza in un momento così cupo e difficile, negano spazi x sfilate ed eventi alle firme della nostra moda, non possono godere della mia fiducia e della mia stima.
I tribunali dovrebbero essere il luogo per giudicare chi commette reati e ingiustizie (con tutti i gradi di giudizio previsti dal nostro sistema giudiziario). Che motivo c'è di ostacolare firme che creano lavoro e ricchezza nelle nostre città, con un indotto enorme in termini di creazione di Pil?
Può forse agevolare le tante imprese estere nostre concorrenti? O forse può giovare a quei marchi svenduti proprio da un'Italia con poca visuale e poca intraprendenza a marchi stranieri, contenti di acquistare perle di grande valore da noi poco valorizzate?
La seconda questione che mi ha colpita oggi è quella legata all'assassino di Beatrice, la ragazzina che qualche decina di giorni fa è stata investita da un uomo mentre attraversava la strada in bicicletta. Il ragazzo, marocchino commerciante abusivo, ma a parte questo colpevole della sua morte, è già fuori dal carcere, agli arresti domiciliari, pronto a preparare le valigie per lasciare l'Italia.
Non è un caso isolato, è uno dei tanti casi che sottolineano l'incapacit (almeno a mio parere) della nostra Nazione di garantire sicurezza e fiducia a chi vive onestamente, a causa della forte incertezze delle pene (ormai certezza della non pena) per chi commette reati.
Entrambe le questioni fanno sorgere in me delle domande: a cosa serve avere un Paese?
Un Paese, e le sue Istituzioni, dovrebbero servire per rendere la realtà di coloro che in esso nascono, vivono e transitano (civilmente e rispettando le leggi) migliore.
Chi, piuttosto che puntare sul migliorare l'immagine di sè all'estero (unico canale attualmente di crescita per quanto riguarda i consumi e quindi i possibili ricavi per imprese ed economia), ostacola i grandi marchi, fa a noi del bene?
Il diffondere tra chi vive onestamente e giorno dopo giorno studia, lavora, viaggia, cammina sul nostro territorio la paura, l'insicurezza, il senso di non protezione, è un bel biglietto da visita per l'Italia?
Un Paese che non riesce ad assicurare pene adeguate per reati gravi e ignobili, è un Paese in cui si può continuare ad avere fiducia?
Sono domande.... con un contorno di rabbia... ma con la speranza che prima o poi, evento dopo evento, qualcuno, senza pregidizi e senza blocchi ideologici (e politici), possa comprendere ciò che davvero serve a tutti noi:
Vorrei che chiunque, nel proprio ruolo, potesse perseguirli in uno Stato, l'Italia, che amo, nel quale sono nata e nel quale vorrei continuare a vivere, con l'orgoglio e con la forza che ognicittadino di questa splendida penisola dovrebbe meritare di avere.
Scusate il doppio sfogo-sclero cari lettori del mio blog!!!!
;)
La prima questione è quella che ha coinvolto Dolce&Gabbana, grande marchio del Made in Italy, che rappresenta il nostro Paese nel mondo e che attira nella città di Milano, e in Italia, turisti, acquirenti e capitali da ogni parte del globo.Un'accusa per evasione fiscale ed un iter giudiziario in corso.
Chi evade, chi ruba, chi commette irregolarità è giusto che venga processato e, alla fine dell'ultimo grado di giudizio, condannato se ritenuto colpevole.
Che senso ha, però, che un Comune come Milano neghi i propri spazi ad un marchio che, nelle nostre strade e nelle nostre città, crea ricchezza, crea posti di lavoro e crea immagine?
Il settore della moda non sta benissimo dopo tutti questi anni di crisi, ma sicuramente contribuisce a contenere la contrazione del nostro PIL per il grande prestigio della nostra Moda nei Paesi che attualmente stanno crescendo, lontani e ricchi (soprattutto nel segmento lusso e fashion, mentre in retail arranca fortemente).
In via Montenapoleone e in via Della Spiga, cuore del fashion milanese e italiano, anni fa non si vedevano etichette con sconti e offerte: oggi invece anche lì ci sono cartellini con il 40% e 50% di sconto, anche nelle vetrine delle grandi Griffe.
Tali vie oggi sono meno piene di Italiani ed europei, ma sono sempre più piene di cinesi, russi, arabi, persone provenienti da ogni parte del pianeta... desiderose di acquistare i prodotti dell'Italia, provenienti da aree del Mondo in forte crescita, mercati che per le nostre imprese e le nostre Firme rappresentano grandissime opportunità di sbocco e sviluppo.Un Comune e un Settore Pubblico che, piuttosto che sostenere le aziende che creano ricchezza e speranza in un momento così cupo e difficile, negano spazi x sfilate ed eventi alle firme della nostra moda, non possono godere della mia fiducia e della mia stima.
I tribunali dovrebbero essere il luogo per giudicare chi commette reati e ingiustizie (con tutti i gradi di giudizio previsti dal nostro sistema giudiziario). Che motivo c'è di ostacolare firme che creano lavoro e ricchezza nelle nostre città, con un indotto enorme in termini di creazione di Pil?
Può forse agevolare le tante imprese estere nostre concorrenti? O forse può giovare a quei marchi svenduti proprio da un'Italia con poca visuale e poca intraprendenza a marchi stranieri, contenti di acquistare perle di grande valore da noi poco valorizzate?
Non è un caso isolato, è uno dei tanti casi che sottolineano l'incapacit (almeno a mio parere) della nostra Nazione di garantire sicurezza e fiducia a chi vive onestamente, a causa della forte incertezze delle pene (ormai certezza della non pena) per chi commette reati.
Entrambe le questioni fanno sorgere in me delle domande: a cosa serve avere un Paese?
Un Paese, e le sue Istituzioni, dovrebbero servire per rendere la realtà di coloro che in esso nascono, vivono e transitano (civilmente e rispettando le leggi) migliore.
Chi, piuttosto che puntare sul migliorare l'immagine di sè all'estero (unico canale attualmente di crescita per quanto riguarda i consumi e quindi i possibili ricavi per imprese ed economia), ostacola i grandi marchi, fa a noi del bene?
Il diffondere tra chi vive onestamente e giorno dopo giorno studia, lavora, viaggia, cammina sul nostro territorio la paura, l'insicurezza, il senso di non protezione, è un bel biglietto da visita per l'Italia?
Un Paese che non riesce ad assicurare pene adeguate per reati gravi e ignobili, è un Paese in cui si può continuare ad avere fiducia?
Sono domande.... con un contorno di rabbia... ma con la speranza che prima o poi, evento dopo evento, qualcuno, senza pregidizi e senza blocchi ideologici (e politici), possa comprendere ciò che davvero serve a tutti noi:
- creazione e difesa della ricchezza
- lotta ad evasione e corruzione, senza però prendere a picconate l'immagine del Paese,
- difesa della sicurezza dei cittadini
- sostegno al lavoro, all'economia, ai consumi e alla voglia di fare di chi crede nell'Italia, Italiani in primis e tutti coloro che nel nostro Paese arrivano, per commercio, economia, viaggi, turismo o alla ricerca di una nuova vita, ma con rispetto e voglia di contribuire al suo sviluppo e alla sua realtà, senza sostegno a chi delinque e cerca di distruggere tutto ciò.
Vorrei che chiunque, nel proprio ruolo, potesse perseguirli in uno Stato, l'Italia, che amo, nel quale sono nata e nel quale vorrei continuare a vivere, con l'orgoglio e con la forza che ognicittadino di questa splendida penisola dovrebbe meritare di avere.
Scusate il doppio sfogo-sclero cari lettori del mio blog!!!!
;)
mercoledì 10 luglio 2013
Due strade da cercare.... pensieri di un pomeriggio :)
Sono nata e vivo in Italia…
sì l’Italia, quella penisola meravigliosa
nel cuore del Mediterraneo, ricca di arte, cultura, luoghi e ricchezza.
Tutto ciò che mi circonda in certe giornate, però, sembra solo un'enorme gabbia.
Sono sempre stata una persona forte e determinata, con molti
sogni, forse più di quanti sia possibile gestire in una vita. Ho sempre messo passione, in tutto ciò che ho fatto fino ad
ora… ma avere sogni e passione mi rendo conto sia estremamente difficile in un
periodo come questo dove non solo il futuro, ma anche il presente, sono
assolutamente incerti.
Quest’anno, dopo aver concluso la mia laurea magistrale, ho
iniziato a muovere i primi passi nel mondo del lavoro e ora, a poche settimane
dalla fine della mia prima esperienza di stage, sto pensando molto a me e a
tutto ciò che mi circonda.
Di me non so che cosa sarà nei prossimi mesi e
spero di scoprirlo al più presto. A volte mi rendo conto di aver commesso degli
errori negli anni passati, ma non mi pento di ciò che ho vissuto e cercherò di
rendere i prossimi anni in linea con le mie aspettative e, se possibile, con i
miei desideri, anche quelli più profondi che fino ad ora ho lasciato un po’ lì
abbandonati, come dei vagoni in una vecchia ferrovia, senza rendermi conto che
loro in quella vecchia ferrovia proprio non avevano voglia di rimanerci. I sogni, quelli veri, chiusi a chiave in un
cassetto proprio non sanno starci e prima o poi (spero prima che poi) troverò
il modo di farli uscire…
Del mio Paese sono innamorata, come sono
innamorata di Milano, la città nella quale vivo (per studio e lavoro) ormai da
più di 6 anni.
Entrambi mese dopo mese li ho visti declinare e
ciò mi preoccupa molto. Quando apro i giornali, o accendo la televisione, mi sento tremare la terra sotto i piedi.
Sono solo pensieri, in un pomeriggio un po’ così,
in un momento un po’ così.
Sto perdendo la fiducia in tutto ciò che mi
circonda, ma in fondo, contemporaneamente, sta crescendo in me una forte ansia perché
mi rendo conto che è molto molto difficile fare qualcosa per cambiare tutto
ciò, ma nello stesso tempo è necessario.
Questo post non lo leggeranno moltissime persone,
ma rivolgo lo stesso un appello a tutti coloro che al momento sono impegnati
attivamente nel tenere in piedi l’Italia, politicamente ed economicamente (perché
nel tenerla in piedi siamo coinvolti tutti, nei nostri ruoli e nelle nostre
attività).
Fate qualcosa perché questo Paese che, giorno dopo
giorno, sembra morire sempre di più ricominci a credere nel proprio futuro.
Io parlo da giovane, nata e vissuta in un’Italia
che amo, ma che non sento più tanto mia. Ho voglia di ritornare a credere in
lei… e in tutto ciò che mi circonda.
Io nei prossimi mesi ed anni dovrò cercare la mia
strada… in fondo la ricerca della propria strada credo non si fermi mai
nel corso della vita.
Anche l’Italia nei prossimi mesi ed anni dovrà
cercare la propria strada…
io
sto facendo tutto il possibile per poter trovare la mia… chi ancora ama questa
meravigliosa penisola faccia tutto il possibile per farla camminare verso una
ripresa e verso una crescita.
Fiducia ne ho molto molto poca, ma la speranza non deve mancare mai.
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mercoledì 27 marzo 2013
Pausa pranzo e mille pensieri sul presente (e futuro)
La pausa pranzo può essere soltanto una pausa, tra una
mattinata di lavoro e un pomeriggio di lavoro.
Ogni tanto però, quando ci si ritrova a pranzare da soli,
può capitare che quella mezzora regali riflessioni e pensieri che difficilmente
emergerebbero nelle altre ore della giornata, tra mille impegni e mille corse.
In questo incredibile momento storico il nostro Paese sembra essere coinvolto da un forte vortice di incertezza. Il disorientamento della classe politica e di chi dovrebbe rappresentarci è notevole. Si vaga, tra pensieri, ricerca di soluzioni, incontri, consultazioni, ma si diffonde una sempre maggiore paura per ciò che potrà accadere all’Italia nei prossimi mesi ed anni.
Milano oggi mi ha fatto riflettere.
L’Italia e le nostre
città sono una fonte di ricchezza il cui valore è inestimabile. Ci sono persone
che percorrono migliaia di chilometri per vedere le nostre piazze, visitare i
nostri musei, assaggiare i nostri prodotti, camminare per le nostre strade.
L’Italia è un Paese speciale e dovremmo averne cura.
Tutto questo disorientamento, tutte queste incertezze non
prendono atto di ciò.
In questo momento sto svolgendo uno stage in Camera di Commercio, il mio ufficio è a pochi passi da Piazza Cordusio, nel cuore della città. Quando entro ed esco dal lavoro vedo via Meravigli e le vie adiacenti piene di serrande abbassate. Tornando a casa, poi, percorrendo la strada a piedi incontro ogni sera almeno 3 persone che chiedono elemosina.... nel cuore di Milano.
Italia....
L'Italia è piena di ricchezze eppure non riesce ad essere ricca.
La nostra penisola e le nostre isole sono teatro della storia da migliaia di anni, eppure non abbiamo più il coraggio e l'orgoglio di guardare al futuro.
Tra qualche mese a Milano arriverà l'Expo.... nel 2015... si sta investendo nel costruire nuovi bellissimi palazzi luccicanti e nel scavare nuove gallerie per nuove metro... Ottimo...
Sono giovane, laureata da pochi mesi, stagista, ogni giorno mi chiedo se ha senso rimanere qui e credere ancora nel Paese in cui sono nata.
Non capisco perchè in questa situazione così critica ci siano ancora persone che perdono tempo...
Le persone che ci rappresentano, ci rappresentano davvero?
Le mie sono solo riflessioni, dopo una breve pausa pranzo.
Vorrei tanto che le ricchezze che sono intorno a noi imparassimo a sfruttarle...
Milano e l'Italia sono meta di flussi di persone e capitali da ogni parte del Mondo... Investiamo su essi ed investiamo su di noi...
Nessuno si può ritenere escluso da ciò. Chi si sveglia ogni mattina per studiare, lavorare e/o governare questo Paese ha in mano il futuro di milioni di persone.... milioni di Italiani.. che vivono in un luogo fondamentale per la storia del mondo ma che non sa più guardare al futuro.....
I veri problemi degli elettori e di tutti coloro che vivono nelle nostre città sono il lavoro, le tasse, le imprese, le famiglie, i giovani, il welfare, il futuro.... la voglia di competere in un mondo sempre più globalizzato in cui la forza della propria Nazione deve essere grande!!
Spero qualcuno riuscirà a capirlo, prima o poi....
Intanto continuo nel mio stage, consapevole che trovare lavoro dopo non sarà facile... ma soprattutto consapevole del fatto che vivo in un Paese ricco di storia e di ricchezza, ma che non ha più voglia di investire nel proprio futuro....
...E nonostante ciò io continuo a crederci!!
lunedì 21 maggio 2012
Domande
Farei retorica nel definire quello che stiamo vivendo un momento difficile, a livello italiano e a livello internazionale.
Questa sera però ho voglia di scrivere alcune riflessioni sui pensieri che stanno attraversando la mia mente anche se, tali pensieri, si muovono in modo talmente rapido che fermarli qui è soltanto un'illusione.
Mi trovo in un periodo di transizione. Fra pochi mesi concluderò il mio corso di laurea magistrale e, come tanti altri ragazzi, cercherò di entrare nel mondo del lavoro. Negli scorsi anni ho cercato di dare il meglio di me stessa, superando con impegno e con determinazione tutte le piccole-grandi difficoltà che ho trovato sul mio cammino. Lo studio ha sempre rivestito un ruolo importante nelle mie giornate, ma non mi sono limitata a leggere libri e slide per preparare gli esami universitari. Soprattutto dopo aver preparato e discusso la mia tesi triennale, ho iniziato ad accostare l'impegno alla passione, cercando di approfondire i temi che maggiormente mi interessavano attraverso la partecipazione a convegni ed eventi.
Adesso, a pochi passi dal raggiungimento della tanto attesa meta, a pochi passi dalla conclusione della mia carriera accademica, mi sembra difficile immaginare qualcosa di concreto per il mio futuro. Studiare in un periodo di crisi e di cambiamento come quello che stiamo vivendo ho sempre pensato fosse un elemento di arricchimento per la mia formazione. In effetti, approfondire i temi legati al mondo bancario-finanziario in questi anni mi ha consentito di comprendere i limiti che hanno condotto i principali paesi occidentali nella situazione che attualmente stiamo vivendo, rendendo enormemente utile tutto ciò che trovavo al di fuori dei libri sulla mia strada.
Oggi, però, inizio a sentire la crisi sulla mia pelle. Questa crisi, di cui ho parlato nella mia tesi di laurea triennale e di cui parlerò, sotto diversi aspetti, nella mia tesi di laurea specialistica, inizia a non essere più un elemento di analisi, di lettura, di ricerca... Questa crisi sto iniziando a viverla.
Come tutti i giovani che stanno per concludere il proprio percorso di studi inizio a pormi delle domande su cosa accadrà domani. Le risposte a tali domande non le trovo. Io ho sempre creduto nel mio Paese, anche nei momenti di maggiore difficoltà, anche ora. L'Italia è uno stato importante e sono orgogliosa di esserne parte. Nonostante questo, però, giorno dopo giorno sto iniziando a perdere fiducia in ciò che questo Paese, questa Italia, può offrire a me e ai miei concittadini nel futuro. Tutto mi sembra grigio e buio.
Poi però mi fermo di nuovo a riflettere... sono Italiana e quindi faccio parte di tutto questo. Sono giovane. L'Italia ha bisogno di me?
Spesso mi pongo questa domanda. In mille posti e da mille persone sento un solo consiglio: "vai via da qui". Eh si... in effetti questo posto non sembra un posto per chi ha voglia di crescere.. questo non è un Paese per giovani e per il merito. Poi mi rendo conto, tuttavia, che di questo Paese io ne faccio parte. Sono nata in Italia, ho studiato in Italia, ho vissuto in Italia. Se l'Italia permette a chi ha la mia età di dubitare di Lei, che Italia sarà fra qualche anno? Io mi sento oggetto e soggetto allo stesso tempo. Sono Italia... e l'Italia la sento distante, difficile, inerme.
Quanta confusione. Questo post è una sintesi della confusione che alberga nella mia mente e nella mente di molti miei coetanei. Da un lato avrei voglia di seguire quel consiglio, di andare via... ma poi... poi sento ancora quella piccola lucina di speranza..
L'Italia deve cambiare. Il cambiamento può venire da un nuovo modo di guardare la realtà... può venire dai giovani... Senza i giovani l'Italia morirà. Il merito vale sempre meno... le inadeguatezze in ogni aspetto della vita in Italia aumentano... per gli studenti, per le famiglie, per gli imprenditori, per tutti. Quanto può continuare questa situazione?
Le mie sono solo riflessioni, e paure... ma accanto all'insecurezza vorrei che il mio Paese mi consentisse di mantenere qualche sogno. Io ho voglia di sognare...e voglio sognare in Italiano. Lo so.. le nuvole sono molte.. ma i raggi di sole possono passare soltanto se tutti noi, io compresa, ricominciamo a credere nel nostro futuro.
Negli ultimi mesi le notizie economiche-politiche-finanziarie non sono consolanti. Tutto sembra sempre più difficile... ma la storia ci ha insegnato che i momenti più critici hanno preceduto i momenti più brillanti... e io voglio crederci.... ho ancora voglia di crederci.. non so bene in cosa, non so bene cosa, ma ho voglia di non smettere di credere.
Scusate per questo post un po' caotico... c'è tutto e niente in questa pagina.. non so se qualcuno l'ha letta fino a qui... il mio obiettivo principale era lasciar scorrere le dita sulla tastiera. Scrivo poco ultimamente, ma scrivere mi piace sempre molto.. mi permette di pensare e di ritrovare me stessa, parola dopo parola, pensiero dopo pensiero.
Questo sfogo non servirà a nulla probabilmente, ma spero possa dare a me la forza di continuare a correre... le strade sono sempre più incerte e perturbate, ma continuare a camminare è l'unico modo per raggiungere qualche meta... quale sia la meta non è chiaro, ma per definirla i sogni sono ancora ammessi, nonostante tutto..
mercoledì 16 novembre 2011
Buona fortuna al Professor Monti e a tutto il Governo
16 novembre 2011,
nel primo pomeriggio di oggi è iniziata l'avventura del nuovo governo.
I commenti tecnici non competono certamente a me, ma da cittadina e da studentessa non posso che apprezzare la configurazione della nuova squadra di ministri.
nel primo pomeriggio di oggi è iniziata l'avventura del nuovo governo.
I commenti tecnici non competono certamente a me, ma da cittadina e da studentessa non posso che apprezzare la configurazione della nuova squadra di ministri.
Pur essendo un governo tecnico, destinato a durare in carica per un tempo limitato, credo emerga qualcosa di importante in questa squadra: il merito!
Il governo è composto da professori universiatari e persone che si sono distinte per professionalità e passione nello svolgere la propria attività negli ultimi anni...
Ho letto numerosi commenti su internet, e in particolare sui siti dei principali quotidiani, nei quali si sottolineava la presenza di 3 donne al governo, in ruoli di primo ordine.
Per essere un Paese davvero moderno credo però che l'Italia non dovrebbe nemmeno considerare questo dato...
Il nuovo governo Monti è composto da persone, uomini e donne, che spero contribuiranno a sostenere l'Italia in questo momento complesso, per noi e per l'Europa...
Da Italiana e da studentessa non posso che augurare il meglio al mio Paese, e al nuovo governo Monti!
martedì 15 marzo 2011
Buon Compleanno ITALIA!
150 anni.
Un secolo e mezzo.
Buon Compleanno ITALIA!!!
Il compleanno è tempo di memoria.
Il Nostro Paese ha moltissime cose da ricordare. L'Italia unita esiste da 150 anni... una storia lunga. 150 di luoghi, 150 anni di eventi, 150 anni di persone, 150 anni di emozioni, 150 di difficoltà, 150 anni di vita... 150 anni di Italia....
Il compleanno è tempo di auguri.
Si possono augurare tantissime cose alla Nostra Italia.
Io Le auguro di riuscire a superare sempre tutte le difficoltà, Le auguro di tornare ad essere uno dei Paesi più importanti ed influenti del mondo, Le auguro di continuare a porre le basi per la grande Europa Unita, Le auguro di avere Pace... Auguro all'Italia di non perdere mai la speranza, di riuscire ad investire sulla gente che abita in questa penisola... sì la gente... e soprattutto i giovani. Auguro all'Italia di crescere, ma di non invecchiare mai! Auguro all'Italia di comprendere, di accogliere, di trasmettere e di essere. Auguro all'Italia di sognare!
Auguri Italia!! Buon Compleanno ITALIA!
Sono orgogliosa di essere Italiana. Siamo un grande Paese e non solo in questo 150° anniversario il Tricolore deve essere sventolato!
Sicuramente l'Italia ha alcuni difetti e deve superare tanti piccoli e grandi problemi, ma sono sicura che ha in sè la forza per farlo... deve mettersi in gioco...perchè la Storia Italiana possa continuare!
L'importante è non dimenticare mai una cosa: l'Italia siamo noi, siamo tutti noi! Soltanto dando il meglio di noi stessi nello studio, nel lavoro, nella famiglia, nella vita l'Italia crescerà e sarà sempre la Nostra Grande e Bella Italia!
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